Palindromo del SATOR
di Anna Giacomini

Quando una parola è composta da lettere che lette da sinistra verso destra o da destra verso sinistra danno sempre lo stesso suono, quella parola è detta palindromica o palindromo. Ad esempio la parola ORO è un palindromo.
E’ interessante, per dare un’idea precisa del virtuosismo glottologico, esaminare un particolare palindromo composto da cinque parole di cinque lettere ciascuna e che poste in quadrato hanno la proprietà di poter essere lette a partire da ben quattro direzioni: da sinistra da destra dall’alto e dal basso. Una struttura siffatta oltre che palindromica è anche acrostica, poiché tutte le iniziali delle parole compongono le stesse parole.
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Il palindromo del Battistero di Firenze
di Anna Giacomini

La costruzione ottagona del Battistero di San Giovanni era probabilmente collegata, per una coincidenza di proporzioni e rapporti, alla primitiva cattedrale di Santa Reparata che si trovava di fronte. Costituiva forse con essa un complesso bipolare, simile all’orientale Anastasis Costantiniana di Gerusalemme. I contatti della chiesa fiorentina con la chiesa orientale sono ampiamente documentati ed addirittura sembra che lo stesso cristianesimo venne introdotto a Firenze nel VI sec. da un gruppo di mercanti greci che vi si stabilirono.
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La cappella delle Teste Parlanti
di Anna Giacomini

Nella regione francese di Cantal, tra Mauriac e Bort les Orgues, si trova il villaggio di Ydes, che conserva ancora i resti di una precettoria templare costruita nel 1150 e della cappella che oggi è la chiesa del paese.
Il culto è dedicato a San Giorgio e ne fa fede la lunetta allocata sopra una porta laterale, in cui si vede quel santo uccidere il drago alla presenza della donzella; la maniera gotica farebbe pensare ad un tardo trecento e dunque risalirebbe ad un programma di restauro, effettuato dopo il passaggio della commanderie all’ordine degli Ospitalieri nel 1314. Attribuibile allo stesso secondo momento, è una cappella laterale evidentemente appoggiata al fabbricato originario in età più tarda.
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Considerazioni sul Pellegrinaio di Santa Maria della Scala a Siena
di Anna Giacomini

Quando, dopo l’anno 1000, ebbe inizio il rifiorire della spiritualità, un numero sempre più elevato di persone riconobbe nel pellegrinaggio una via diretta per il regno dei cieli.
Gli itinerari dello spirito, come è noto, conducevano in Galizia a Santiago de Compostela, a Roma sul sepolcro di Pietro e a Gerusalemme su quello di Cristo.
Siena si trovava proprio sulle vie di questi pellegrinaggi, sulla Francigena in particolare, ma anche sulla Romea, perché, o che si andasse verso nord in Galizia o che si viaggiasse verso Roma, dal passo di Radicofani bisognava transitare, lo stesso si verificava per chi volesse imbarcarsi a Bari, Brindisi o Otranto verso la Terrasanta.
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L’articolo che segue è stato pubblicato su Cronache Medievali, ediz. Penne e Papiri, febbraio-maggio 2001, anno I, N°3

Un piccolo ospedale nella Maremma

L’agglomerato di Rocchette di Fazio, arroccato sulla sommità di uno sperone roccioso a picco sul fiume Albegna, sorprende assai l’osservatore abituato a cercare una logica negli insediamenti umani.
Infatti è difficile dare una spiegazione all’esistenza di un castello fortificato nel cuore della selvaggia Maremma  montana, così impervia da rappresentare per la sua orografia una garanzia di difesa essa stessa. I documenti dicono che il castello di Rocchette fosse un castrum nella remota antichità, mentre negli anni dopo il mille appartenne alla potente famiglia degli Aldobrandeschi. Le notizie riguardanti la storia del castello sono riferite da G.A. Pecci in Città e Castelli che sono state suddite a Siena, manoscritto conservato presso l’Archivio di Stato di Siena che contiene i documenti d’archivio relativi a quelle località, fino al 1740.
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La fin’amor per una Dama Vedova

Il ciclo di Ywain a castel Rodenegg (Bz)

Dal 1094, la contea di Pusteria in Alto Adige divenne feudo dei vescovi-conti di Bressanone che vi esercitavano i loro diritti tramite famiglie di ministeriali e di avvocati. Ad uno di questi, Friederich von Rodank, tra il 1140 e 1147 il vescovo donò un fondo curtense dal toponimo Rodunc, sul quale lo stesso Friederich aveva già costruito una rocca. L’edificio fortificato divenne il primo nucleo di un castello che, nel tempo, come sempre si verificava per costruzioni di questo genere, fu ampliato, trasformato ed adattato alle diverse necessità derivate dal momento, ed assunse il nome di Castel Rodenegg.
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Il “metalinguaggio” dei simboli

di Anna Giacomini
Dall’intervento letto al Convegno Internazionale ”Cultura ed etica nella tradizione iniziatica mediterranea”, Università di Tarragona (Spagna), 22-24 ottobre 2004

Le molte culture che nel corso dei secoli si affacciarono sul bacino del Mediterraneo dettero vita a lingue autonome, ma non è difficile osservare come in esse circoli, quale vena sotterranea, la propensione ad utilizzare anche i simboli, in qualità di complementi espressivi.
Potremmo definire questo tipo di comunicazione come un “metalinguaggio” che appartiene alla storia dell’uomo primitivo, prima ancora che gli alfabeti e la scrittura entrassero a far parte delle acquisizioni umane.

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Bibbona e i suoi enigmi

Estratto dall’intervento del convegno di Bibbona nel giugno 2006
Anna Giacomini

Prime considerazioni
Il borgo medievale di Bibbona sembra offrire un coacervo di enigmi il cui attento esame ne aggiunge continuamente di nuovi.
Partendo dal principio che la storia si fa con i documenti scritti e questi, quando sono autentici, attestano la veridicità dei fatti o delle cose che ci vengono trasmesse dai nostri antenati, riguardo agli interrogativi che Bibbona propone è molto difficile fare chiarezza perchè troviamo veramente poco negli archivi e le domande restano apparentemente sospese.
Non è detto però che documento debba essere la pergamena di un rogito o la carta stampata; documenti possono essere anche tante testimonianze iconografiche.

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Il Graal e la Maddalena

Estratto dall’intervento del Convegno “Il Graal e l’uomo cibernetico”, Cecina 18 maggio 2002
Anna Giacomini

Cos’è l’oggetto Graal?
Varie sono state le identificazioni nell’ambito dell’ esegesi graalica e di tutta la letteratura e la mitografia che ne scaturisce. L’unico elemento che ci appare assolutamente immutabile nel corso degli anni è soltanto la sua definizione: Graal. Le forme sono cambiate, la parola è rimasta tale.
Pertanto, essendo questo il dato certo, iniziamo l’indagine iconografica sul Graal proprio da una piccola analisi filologica della parola stessa.
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La pergamena di Chinon

Alcuni anni or sono, nel 2002 per l’esattezza, un evento mediatico di non poca importanza per il mondo dei medievisti, appassionati amateurs o studiosi accreditati che fossero, sembrò proporre finalmente una soluzione per la vexata quaestio della colpevolezza templare. Il monaci-cavalieri erano stati dei blasfemi adoratori di idoli come il Bafomet oppure dei prodi e innocenti eroi della fede?
La storica Barbara Frale aveva dato l’annuncio del ritrovamento di un documento papale relativo all’inchiesta ed ai processi contro i Templari, datato ottobre 1307 e contenente la deposizione di Jacques de Molay, resa a Chinon agli inviati del pontefice.
Nel documento, che venne chiamato “pergamena di Chinon”, il pontefice Clemente V tramite i suoi legati assolveva i Templari. Essi venivano così reintegrati nella Chiesa con il riconoscimento del diritto ai sacramenti, perché pentiti dei loro errori. Non si trattava dunque di un proscioglimento dalle accuse, sebbene di un’assoluzione da un peccato che doveva passare per veniale. (...frecciasegue)